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Intervista a
Marcella Boccia
poeta "total black"
di Loredana Affinito
Quando scrive Marcella Boccia?
L’ispirazione non
ha coordinate spazio-temporali: va, viene, fa un po’ come le
pare! Debbo dire che ci sono dei momenti particolarmente
propizi, come la notte, l’India, e l’India di notte! Scrivo
quando un’emozione bussa alla mia porta e chiede di venir
fuori. Ho necessità di avere sempre con me un foglio ed una
penna, accanto al letto, in treno, al supermercato: se un
verso bussa, e non lo afferro al volo, non ritornerà più…
Cosa ti suscita maggiori emozioni?
I sei sensi: l’olfatto, l’udito, il gusto, la vista, il
tatto, e la voce dell’Anima.
In una tua intervista leggevo che hai problemi d'olfatto,
eppure sono ricorrenti nei tuoi componimenti riferimenti a
questo senso
Si, è il senso che più di ogni altro mi ha ossessionata
nella mia vita! E’ sempre stato così importante per me, da
abusarne fino a farlo scomparire per un lungo periodo. E’
stato come fare indigestione di odori e, poi, dovermi
disintossicare. La sostanza delle cose, il carattere di una
persona, lo senti dal suo odore. I cinesi e gli indiani ce
lo insegnano. Siamo animali che hanno dimenticato che con
l’olfatto si comunica. I segnali di tutto ciò che mi
circondava cominciarono a bombardarmi di stimoli, e
l’olfatto, allo scopo di proteggermi, scomparve. L’ipnosi
regressiva mi ha restituito gli odori.
Leggendo le tue poesie d'amore sembrerebbe che non sei mai
stata travolta da un folle innamoramento; addirittura, in
“Solitudine”, sostieni di avere una “paura indecente di
amare”
“Solitudine” è un componimento di moltissimi anni fa. Oggi
sono più matura di un tempo. In realtà, oggi come allora, la
paura non è nell’innamoramento, che trovo divertente, ma nel
“legame”: quando si parla di palla al piede, o anelli al
dito, scappo a gambe levate!
Hai mai messo nel cassetto una poesia e deciso di non
pubblicarla?
Ho pochissimi cassetti, e sono così disordinati, che non li
apro mai!
Una notte scrissi dei versi dedicati ad una donna nata uomo.
Il titolo è “Figlia della luna”. Ho pensato fosse brutta, e
mi son detta che non l’avrei mai pubblicata. Rileggendola
ora, trovo che c’è di peggio tra le cose che ho scritto!
Cos'è per te la poesia?
Dire cos’è la poesia non è facile. Pretendere, poi, di
saperlo è presunzione. Potrei dire cosa, per me, non è la
poesia: non è quella cosa che mi costringevano ad imparare a
memoria a scuola! Poveri odiati poeti! Una definizione
potrei dare della poesia: è il solo strumento che conosco
per comunicare le mie paure, i miei limiti, i dubbi, le
amare verità personali. Ed è il mio diario. E’ un album
fotografico che immortala emozioni.
Non ti imbarazza che qualcun'altro possa leggere le tue
poesie?
Un tempo mi imbarazzava molto più. Avevo la sensazione che i
lettori fossero dei guardoni che osservavano la mia nudità
di nascosto, indisturbati, dal buco della serratura. Ti
racconto un fatto divertente: mi imbarazzavano le telefonate
di Reno Bromuro, poeta che stimo svisceratamente e a cui
voglio molto bene, quando lo conoscevo ancora poco sotto il
profilo personale, pur conoscendo la sua grande arte,
durante le quali recitava i miei versi. Rispondevo al
telefono e cominciava a declamare i miei versi. Io non
capivo subito che si trattava di miei componimenti! Mi
dicevo: “L’ho scritta io ‘sta roba?”! Un giorno, invece, un
amico giornalista mi telefonò per congratularsi con me: in
redazione era arrivato un comunicato stampa che parlava
della mia vincita di un premio di poesia, con il
componimento “Come”. Io gli risposi: allora c’è un errore,
dev’essere un’altra Marcella Boccia, perché io non ho mai
scritto questa poesia! Eppure, per fortuna, non faccio uso
di sostanze stupefacenti!
La raccolta pubblicata nel luglio 2004, contiene molti
componimenti risalenti ad oltre dieci anni fa. E soltanto
ora stai iniziando la promozione del libro. Perché?
Non credo vi sia una ragione particolare. Sono fermamente
convinta che tutto accade quando deve accadere. Sto
ricevendo inviti a presentare la raccolta di cui tu parli,
da parte di biblioteche, associazioni, eventi, ma ciò non fa
parte di un “disegno” pubblicitario, non è una vera e
propria promozione. L’altro giorno, ad esempio, sono stata
invitata a leggere dei miei versi nell’ambito di un evento
dedicato al jazz ed al vino! La cosa mi ha fatto ridere,
perché la signora che mi chiamava da Milano non sospettava
che io fossi astemia!
Quando pubblicherai la prossima raccolta?
Non ci sto pensando. Se piacerà all’editore Spring,
probabilmente presto! La Spring è una casa editrice molto
sensibile all’attività poetica dei giovani. Come tu hai
sottolineato, la raccolta “Impronte digitali sulla mia
Anima” contiene componimenti nati nel corso di molti anni.
Tutti non ci stavano! Sono troppi! Siamo riusciti ad
inserirne più di quanto, in genere, una raccolta contenga.
Ma molti sono rimasti fuori. Il titolo della prossima
potrebbe essere “Girandole ed aquiloni”.
Perché?
Perché contiene un componimento dal titolo “La girandola dei
colori”, ed un altro “Aquiloni”.
Cosa ha ispirato entrambe? Ci anticipi qualche verso?
“Resterà una girandola / dai colori dell'Iride /
a tenere compagnia al mio desiderio di solitudine /
quando un giorno sarai lontano”.
La girandola, che tengo sul terrazzo di casa, è un regalo di
una persona che ho amato molto, e che dopo pochi mesi che ci
conoscevamo è partita. La comperò per me a Roma, la scorsa
estate: una girandola enorme, “dai colori dell’Iride”,
l’arcobaleno divenuto simbolo della Pace nel mondo. L’ho
fissata accanto alla bandiera su cui è scritto “Pace”, che è
lì da qualche anno.
“Aquiloni”, invece, è dedicata, come molte, ai bambini
indiani. Li osservavo, dal terrazzo altissimo dell’ashram in
cui alloggiavo a Rishikesh, giocare coi loro aquiloni. In
India c’è il culto dell’aquilone: si organizzano delle
importanti gare, festival. I bambini, per strada, magri,
senza scarpe, felicissimi di avere un aquilone che li
divertiva tantissimo, mi commuovevano.
“I bambini sono aquiloni / che colorano il cielo grigio /
nell'inverno della Vita / scalzi si tengon per mano /
calpestano bucce di banana”.
Come e quando è avvenuto l'incontro con Reno Bromuro?
Non ricordo esattamente quando, non ricordo esattamente
come, ma lui cominciò ad interessarsi alla mia poesia
pubblicata qua e là in internet. Da allora, ci scriviamo
tutti i giorni.
Ci siamo incontrati di persona, la prima volta, solo lo
scorso anno, in occasione di un Premio, ma ci conoscevamo da
molti anni. E’ stato divertente: per me era così grande che
me lo immaginavo più alto! Reno è un portento. Non è solo un
grande artista, è una forza della natura! Un vulcano di
idee, emozioni. Quando racconta un episodio, ti ammalia, hai
voglia di ascoltarlo per giorni, settimane.
So che stai lavorando ad un nuovo disco, quando uscirà?
Mi hai chiesto spesso, durante questa chiacchierata,
“quando”! Non so rispondere al “quando”, se non dicendo
“quando sarà il momento più propizio!”.
Nelle tue canzoni parli esclusivamente di pace e diritti
umani, la poesia e la musica sembrerebbero due differenti
viaggi nella tua anima?
In parte hai ragione. E’ come se la poesia fosse più
strettamente autobiografica. Ma non è sempre vero; il disco
a cui sto lavorando, infatti, contiene testi che sono
poesie. L’idea è nata a Mario Nicoletti, ed è proprio quella
di musicare le mie poesie.
Come ti immagini tra dieci anni?
Non so immaginarmi tra dieci anni. Ah, sì: pubblicherò le
poesie che ho scritto oggi!
Chi è il tuo Dio?
Non ho un dio in particolare, tutti vanno bene, purché non
mi infastidiscano con comandamenti troppo noiosi o, peggio,
violenti o apocalittici. Ogni tanto rivolgo un pensierino a
Sarasvati, la dea hindu che veglia sugli artisti. Anche
Ganesha, però, mi sta simpatico, con la sua testona
d’elefante: è di buon auspicio quando si intraprende un
viaggio, e protegge gli scrittori, in particolare quando
cominciano una nuova opera. Geova un po’ meno, ha troppi
opuscoli e troppe fine del mondo! Ma Apollo è il mio
preferito, con Dafne sulla testa!
Hai paura della morte?
Si, la mia paura è che, alla mia morte, si vada a curiosare
nel mio pc, scovando un sacco di stupidaggini che ho
scritto!!! Oppure che si trovino tutti i miei calzini
spaiati! No, in realtà la morte non mi fa molta paura. Mi dà
molto più pensiero la Vita. Una morte violenta mi preoccupa
un po’. Ma sono curiosa di scoprire cosa c’è nell’aldilà,
quindi andrei anche subito, se non sapessi di lasciare
troppe cose in sospeso nell’aldiqua…
Circa un anno fa mi sono trovata faccia a faccia con la
morte, durante un trekking sull’Himalaya: la montagna franò
in molti punti del percorso, io ed i miei compagni
rischiammo di cadere nel vuoto, e mi resi conto che mi
spaventava più la loro morte, che la mia. Non credo abbia
senso avere paura della morte. Ma sfidarla è molto stupido.
Mi parli del tuo nome indiano?
Heena Suman è il nome con cui mi chiama uno dei miei maestri
di Yoga in India. Il proprio nome, per gli indiani, è un
mantra, ossia un suono che produce delle particolari
vibrazioni. Il fatto che noi veniamo chiamati di continuo
con un dato nome, ci influenza, dunque. In India il mio vero
nome non significa nulla (neanche in Italia!), ecco perché
il mio maestro di Yoga, osservandomi per molto tempo, mi ha
dato il nome di Heena Suman. "Heena" è quella che noi
chiamiamo "hennè", ossia una pianta che gli indiani usano
per tatuare le mani ed i piedi delle spose. "Suman" è il
fiore di loto. Le parole del mio maestro furono: "Come l'heena
da' il colore, quindi la felicità, agli altri, così tu sei
capace di far sorridere e portare colore nella vita di chi
ti circonda. E come il loto sboccia anche quando tutto
intorno è sporco e fangoso, così tu sei un fiore capace di
sopravvivere anche negli ambienti più negativi, mantenendo
il tuo sorriso che regali senza attaccamento, senza
aspettarti nulla in cambio".
Il tuo maggior difetto? Il tuo maggior pregio?
Dipende dai punti di vista!
Ho molti difetti!
La testardaggine, forse, il peggiore!
Un pregio, credo, sia l’ironia. Mi aiuta spesso a
sdrammatizzare… Ma anche questo potrebbe essere considerato
un difetto: certe volte non riesco ad esser seria!
Cosa guardi in tv?
Non guardo la tv. Non ho un televisore in casa.
Dovendo scegliere: no! ai telegiornali, si! al cabaret.
E Hit Channel: mi piacciono i vedeo dei cantanti rap
americani!
C’è troppa stupidità in tv. E molta superficialità.
E poi mi rifiuto di pagare il canone Rai; la tv di Stato
deve essere gratuita per tutti, non solo per gli evasori.
Il tuo libro preferito?
Non credo ve ne sia uno in particolare. Di solito mi piace
quello che sto leggendo: mi sembra sempre il più bello!
Un libretto che rileggo molto spesso è il "Manuale del
guerriero della luce", di Paulo Choelo. Potrebbe essere
definito il mio preferito? Forse si.
Ma anche "Tantra", di Daniel Odier.
La tua poesia preferita?
"Se qualcuno cercasse di capire il tuo sguardo /
Poeta difenditi con ferocia/
il tuo sguardo son cento sguardi che ahimè ti hanno guardato
tremando".
"Lo sguardo di un poeta", di Alda Merini.
La adoro. Adoro tutto ciò che viene dalla sua poetica penna.
Quale musica ascolti?
Il rap e Vasco Rossi. Mi danno la carica!
I 99 Posse: spero tornino a "combattere" a suon di musica.
So che a marzo Zulù tornerà in tour.
Mi piace il sound di Raiz : è tribale, sensuale,
primordiale.
I Planet Funk, poi, li ascolto tutti i giorni: sono una loro
fan da sempre.
Alex Neri è un mago del suono, un'alchimista;
i partenopei Sergio e Gigi sono grandi!
Grandi artisti e grandi persone.
Sto aspettando con impazienza l'uscita del loro nuovo album.
Da un'attenta lettura dei tuoi versi emerge chiaro il
contrasto tra una Marcella Boccia serena, pacata ed un'altra
cupa, preoccupata. Chi sei veramente?
Entrambe... Sono chi vuoi che io sia!
Questo tuo look "aggressivo" serve a celare un'anima
fragile?
Non trovo che il mio look sia aggressivo.
Un look non è mai aggressivo, le parole possono essere
aggressive.
Se ti riferisci al "nero perenne" ("total black", come
qualcuno mi ha definita), ti confesso che questo colore mi
fa sentire a mio agio. Ho scoperto, dopo dieci anni che lo
indossavo perennemente, che nel mio ciclo di nascita feng
shui una parte che è "scoperta", indifesa, viene protetta
dal colore nero: ho capito, così, perché mi piace tanto
vestire di nero.
Inoltre, ma questo è accaduto successivamente, ho aderito
moralmente al movimento "Women in black", che si batte per i
diritti violati delle donne di tutto il mondo.
Poeta, musicista, scrittrice, giornalista, maestra yoga,
impegnata politicamente, studentessa universitaria: non
credi che sia dispersivo fare così tante cose?
Si
Adoro disperdermi....!
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