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La pipa della pace ed un matrimonio lampo in India

Intervista a Marcella Boccia


di Sergio Giordano
 

   Cosa intendi dire quando scrivi “fumiamo tutti insieme la pipa della pace”? Tu fumi? <<No, non fumo, non ho mai fumato. Quella di “fumare la pipa della pace” è una metafora, semplice, che descrive l’esigenza di vivere in armonia, nella diversità. Per i nativi americani è uno strumento utilizzato per siglare la pace. Che bello se i popoli in conflitto gettassero via le armi e si facessero un tiro dalla pipa…>>. Perché sei stata contestata al termine del tuo ultimo concerto a Roma? <<Non credo di esser stata contestata, siamo, forse!, in un paese democratico, dove ogni individuo ha il diritto di esprimere la propria opinione, anche chi mi “rimprovera” al termine di un mio concerto>>. Cosa ti è stato rimproverato? <<E’ accaduto che alla mia frase “via gli americani dall’Iraq”, la persona che mi aveva invitata a tenere il concerto, alzando la voce dalla prima fila, ha esclamato. “Questo non lo puoi dire!”>>. Perchè? <<Credo fosse preoccupata che gli americani presenti in sala potessero offendersi, ma ti assicuro che non è stato così, perchè lo stesso gruppo di americani è venuto a salutarmi all’uscita, con un Bye and peace>>. Fino al momento del rimprovero era andato tutto bene? <<La verità è che il concerto ha rischiato di saltare fin dal nostro arrivo in sala, perché tutto il gruppo era unanime nel sentire l’imbarazzo della situazione, una situazione di integralismo religioso, perché l’integralismo, che sia mussulmano, cattolico, buddista, non è mai per la pace. Ti spiego. Subito prima del mio concerto, è stato il turno di un noto cantante americano, che ha marciato da Assisi a Roma, per avere udienza dal Papa. C’è stato un lungo elogio al santo pontefice, proprio prima che il mio gruppo salisse sul palco, ed abbiamo dovuto discutere sull’opportunità di smontare gli strumenti ed andar via, dichiarando che non eravamo lì a cantare per il papa, così come per nessun altro capo spirituale in particolare. O per tutti o per nessuno!>>. Poi, cosa è accaduto? <<Visto che la soluzione è sempre quella più armonica ed indolore, abbiamo scelto di portare, nonostante tutto, il nostro messaggio di pace. Il concerto, infatti, si è svolto come sempre, anzi meglio, perché il groviglio di emozioni, che avevamo tutti dentro, ci ha dato una carica maggiore, ed abbiamo dato il meglio di noi stessi. Ho, tuttavia, sottolineato che eravamo lì “per la pace tra tutte le religioni e le etnie”, ed ho un po’ calcato la mano, o, meglio, la voce, su alcuni passaggi delle mie canzoni, come quando uso dire una parolaccia ne “La pipa della pace”>>. Che parolaccia? Non mi sembra ve ne siano nelle tue canzoni! <<Evidentemente non sei stato attento! Mi riferisco all’ultima strofa della canzone in questione, alla frase “siam tutti pacifisti, ma non ci fate incazzare!>>. Beh, pensavo peggio! Forse tu sei un po’ troppo educata! <<Per me quella è una parolaccia, perché la non violenza è la strada da percorrere, ed “incazzarsi” può andar bene finché non si risponda alla violenza con altra violenza. <<Cos’ha ispirato quella frase?>>. Una volta, in India, chiedevo ad un po’ di persone perché, il Paese non violento per eccellenza, avesse ritenuto necessario possedere un’arma nucleare. La risposta che mi colpì fu “così nessuno ci attacca!”. Di qui la strofa “noi il nucleare lo teniamo per bleffare, siam tutti pacifisti, ma non ci fate incazzare”>>. Straordinario. Cos’altro puoi dirci dell’India? <<Cose più interessanti del nucleare! Per esempio, che i telefoni cellulari stanno prendendo il posto di Shiva, che i divi di Bolliwood sono degli straordinari ballerini e cantanti, che molte mucche muoiono, ogni giorno, per avere ingerito sacchetti di plastica, che gli Hare Krishna sono degli eccezionali cuochi, e che gli indiani adorano l’italiana Sonia Gandhi>>. So che sei molto discreta, ma voglio ugualmente rivolgerti una domanda indiscreta: perché il tuo matrimonio indù è durato solo cinque giorni? (Ride di gusto!) Perché ridi? <<Innanzitutto, dovresti spiegarmi come fai a saperlo!>>. Ti ho studiata! <<Inoltre, rideresti anche tu se conoscessi, nei dettagli, la storia del mio “finto matrimonio”!>>.



Raccontamela!

<<E’ un po’ lunga, ma proverò a riassumertela. Avevo una storia con il mio maestro di yoga, la sua famiglia ha gridato allo scandalo, perché il costume indiano è che i promessi sposi non si conoscano prima del matrimonio, e, visto che il guaio era fatto, ci hanno costretti a sposarci. Una sera mi annunciarono: “Domattina ci sarà il matrimonio!” Credevo che scherzassero, altrimenti avrei fatto fagotto, durante la notte, e sarei partita!>>. Raccontami tutto da quando ti sei svegliata quella mattina! <<Mi hanno svegliata due ragazzine, incaricate di aiutarmi ad indossare il tradizionale sari rosso. E’ stata, poi, la volta della suocera, che mi ha tatuato mani e piedi di rosso, il colore del matrimonio indù. Mi hanno scortata al tempio, dove il pandit, il sacerdote, aveva preparato il fuoco sacro, mi sono seduta accanto al mio futuro marito>>. (Ride di nuovo). <<Scusa, ma la parola marito mi fa ridere!>>. Perché? <<Perché per me non è stato un vero e proprio matrimonio, e mi dimentico sempre di avere un ex marito!>>. Com’è stato il rito? <<Lunghissimo. Ore di mantra, di canti, mentre gettavamo erbe sacre sul fuoco, seduti sul pavimento. Offerte di frutta, di dolci. Io e lui eravamo legati da un filo di cotone rosso, ai polsi, che abbiamo potuto tagliare solo a casa. Un giro intorno al fuoco, prima lui, davanti, poi, io. Il saluto alla madre, a cui si toccano i piedi in segno di rispetto. Gli auguri di tutto il vicinato, che non era stato invitato, ma ha voluto partecipare lo stesso! E finalmente a casa, a discutere col sacerdote che voleva troppi soldi per quel finto matrimonio>>. E la festa? I matrimoni indiani sono così sfarzosi! Danze, canti. <<Non ho voluto una festa. Non avevo molto da festeggiare. Ero anche molto arrabbiata! Perché non avevo avuto il tempo di fare la mia scelta, e per non offendere nessuno, ero stata accondiscendente. Ma si è subito rivelato un grosso errore, perché dopo cinque giorni sono partita, e lui, non potrebbe più, in teoria, sposarsi, per via delle rigide regole della sua casta. E’ per questo che, ora, insegna Yoga in Cina>> . Tu sei indù? <<Si! Sono indù, così come sono musulmana, buddista, cattolica, sick, giainista, hare krishna, testimone di geova, maddalenista, fascista e leghista>>. Se tu potessi inventare un’altra religione, quale sarebbe? <<Quella del cous cous vegetariano a pranzo, e della pizza bufalina a cena. Colazione libera! Il cibo eleva lo spirito, mio caro>>.


21 settembre 2005

 

 

 
© Copyright 2008 Marcella Boccia